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Sesso e politica nel post-patriarcato
Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar
Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa - settembre 2009
Lo scambio tra
sesso, potere e denaro, nel caso - Berlusconi, parla del degrado della cosa
pubblica.
Dell’uso
privato delle istituzioni e del potere.
Dell’asservimento
dell’informazione - non tutta, ma la maggior parte - con conseguente aggressione
ai pochi spazi di libertà e di critica.
Ma resta oscurato,
nella rappresentazione che ne è stata data, quello che è il cuore della vicenda:
la sessualità maschile e il rapporto con le donne di un uomo di potere.
Ci troviamo
di fronte a una sessualità e a un potere maschili che si esercitano su donne
ridotte a corpi rifatti, per essere oggetti compiacenti di consumo. Nell’harem,
a pagamento o meno, di Berlusconi la virilità è messa in scena come protesi del
mito del capo.
E le donne
sono disponibili, perché subalterne a quella messa in scena. O al più
interessate a uno scambio. Siamo all’eterno ritorno dei ruoli tradizionali?
L’uomo al
centro, da vero protagonista, le donne intorno, interscambiabili, accomunate e
confuse in una stessa immagine? Noi pensiamo di no.
La vicenda
sessuale e politica del premier e della sua corte ci parla, al contrario, del
dopo-patriarcato: intendendo con questo termine non la risoluzione, ma una nuova
configurazione del conflitto fra i sessi. La sessualità maschile è, in tutta
evidenza, in crisi. Non (solo) di prestazione, con relativo corredo di protesi
tecnologiche e farmacologiche: bensì di desiderio, e di capacità di relazione.
Gli uomini hanno ancora potere e lo usano nei rapporti con le donne. Ma è un
potere senza autorità: nudo, come è nuda la miseria di una virilità tradizionale
che si tenta di ripristinare contro la destabilizzazione dei ruoli sessuali
provocata da quarant’anni di femminismo.
Quanto a noi
donne. Siamo davvero tutte accomunate in quell’immagine del corpo femminile
plastificato, privo di cervello e oggetto del godimento maschile? O c’è uno
scarto tra la fiction del femminile allestita dal regime televisivo e politico
berlusconiano e la realtà delle vite e dei desideri delle donne? Certamente,
quella fiction produce effetti di realtà e ha un forte potere di colonizzazione
dell’immaginario e delle aspirazioni femminili. Tuttavia noi crediamo che fra
quella fiction e la realtà uno scarto resti, e che proprio questo scarto abbia
reso possibili le parole e i gesti di libertà di alcune donne coinvolte nella
vicenda, prima tra tutte Veronica Lario, e di quante fra noi hanno dato a quelle
parole e a quei gesti rilevanza politica.
Si può
dunque, e come, lavorare sullo scarto tra fiction e realtà? Spetta a noi leggere
la condizione femminile inforcando le lenti giuste per riconoscere tracce di
libertà e forme di resistenza e dissociazione che si sviluppano anche laddove la
politica e l’informazione non le vedono. In donne differenti tra loro, e anche
in quelle in tutto dissimili dalle femministe di ieri e di oggi.
Vistoso
è, nello scambio fra sesso, potere e denaro, il degrado della politica.
Lo si
denuncia sempre oscurandone, però, il segno sessuato. Certo, non è di oggi la
perfetta continuità fra le aziende-spettacolo del presidente e il suo uso
privato della cosa pubblica e delle istituzioni. Ma la novità è che il
premier-imprenditore dispensa, in cambio di sesso, un provino da velina o un
posto da parlamentare come fossero equivalenti.
E ancora:
Berlusconi si appella al «gradimento degli italiani», pubblico (l’audience) e
privato (la complicità sulla sua presunta prestanza sessuale) per sottrarsi a
qualsiasi regola di democrazia e di trasparenza.
Di più: il
«gradimento» legittima la menzogna, o meglio crea la verità di regime «della
maggioranza».
Ma la
politica così degradata perde ogni residua autorevolezza. Lo conferma il modo in
cui tutta questa vicenda (non) è stata affrontata nelle istituzioni politiche.
Per mesi,
uomini e donne della maggioranza, ma anche dell’opposizione, si sono attestati
sulla linea Maginot della distinzione fra il pubblico e il sacro «privato
dell’alcova».
Il disprezzo
verso le donne è stato coperto con le accuse al «moralismo dei parrucconi».
E la
manipolazione della verità ad opera dei media controllati dal premier con il
rifiuto del gossip.
Anche negli appelli
alla mobilitazione in nome della democrazia e dei diritti, però, la questione
sesso e potere resta opaca. Perché oggi, come e diversamente dagli anni ’70,
quell’intreccio chiama in causa una trasformazione radicale della politica, e
un’autocritica ruvida delle connivenze culturali dell’opposizione con il
berlusconismo. Ed è troppo scomodo per i partiti di opposizione, presenti in
parlamento e non, perché mette in questione il patto a cui tutti si attengono
nella selezione e cooptazione del ceto politico, femminile e maschile.
Mai come oggi i rapporti tra i sessi sono il cuore della politica. Dopo la
rivoluzione femminile, nel disordine del presente, si può e come riprendere
parola su sessualità e politica? A partire da quali esperienze di relazione (o
non) con gli uomini? Da quale desiderio? C’è da confrontarsi sui mutamenti del
presente. Sono molte le donne che oggi si sentono schiacciate dalla suddetta
fiction del femminile, e invocano una nuova stagione di lotte femministe. Ma c’è
da chiedersi quanto siamo state disposte a rischiare, ciascuna nel suo contesto,
perché «il modello dominante» fosse meno visibile o meno coccolato, e di
converso il pensiero femminista fosse registrato, la parola femminile diventasse
più autorevole, la bellezza femminile non venisse colonizzata.
La questione
dirimente è quella delle pratiche femminili quotidiane di resistenza, conflitto,
secessione, autonomia, libertà. Sono queste le pratiche che hanno reso forte il
femminismo in Italia e altrove, e molecolare la trasformazione dei rapporti fra
i sessi che la fiction berlusconiana combatte e occulta, ma non vanifica. Come
valorizzare queste pratiche, sottraendole all’occultamento? Come rilanciare il
senso politico della libertà femminile, strappandola al suo stravolgimento in
libertà di competere sul mercato del corpo? Come dare alla parola femminile una
forza più duratura dell’indignazione?
Di tutto questo invitiamo a discutere donne e uomini il 10 ottobre, h.10, alla
Casa internazionale delle donne di Roma.

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