La seconda metà del Mille vede dunque i Normanni, che erano dilagati disordinatamente in Italia inserendosi come mercenari nelle lotte tra principati, stabilizzare le loro conquiste nel sud. Nelle terre sottomesse, i Normanni ereditarono una variegata polifonia culturale dovuta all’illustre cultura bizantina e araba. La conquista normanna coincise con la diffusione dell’affascinante cultura romanica, che risultò arricchita dalle componenti preesistenti. Il monachesimo benedettino fu in prima fila nell’opera di latinizzazione dei territori che subivano l’influenza del patriarcato di Costantinopoli. Una politica lungimirante impedì ai Normanni di scatenare repressioni nei confronti della chiesa greca, che assistette alla pacifica ingerenza della chiesa romana. Il Salento visse in prima persona questo periodo di rinascita, visto che uno dei suoi figli, Tancredi conte di Lecce, era nipote del grande Ruggero II e quindi resse gli ultimi anni della dinastia normanna come re delle Due Sicilie. A Tancredi si deve la commissione della chiesa dei santi Niccolò e Cataldo, che insieme al complesso di santa Maria di Cerrate e alla cattedrale di Otranto testimonia la vitalità della cultura normanna e la ripresa delle arti dopo decenni di lotte. La connessione tra Oriente e Occidente è riscontrabile in tutti questi edifici: nella splendida chiesa di Cerrate, l’impianto è ascrivibile alla cultura benedettina ma il ciclo di affreschi risente della più pura influenza bizantina.